l 6 febbraio si è svolto presso l’aula congressi dell’Azienda Ospedaliera di Parma un convegno su eutanasia e accanimento terapeutico, organizzato dal Sindacato FIALS CONFSAl infermieri e medici, di cui sono segretario provinciale. Come si vede dalla locandina vi hanno partecipato la Prof.sa Federica Gardini, che insegna bioetica presso la nostra Università, S.E. monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, la prof.sa avvocato Maria Grazia Sacchetti che, per prima in Italia, è riuscita a far riconoscere una scrittura privata come testamento biologico, la dott.sa Laura Cervone, psicologo che segue gli ammalati in fase terminale e il Dr. Pierantonio Muzzetto vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Parma.
Nella mia introduzione ho evidenziato due punti importanti di questa problematica così vasta, difficile,complessa e delicata. Il primo è comprendere quando il medico deve fermarsi durante l’iter diagnostico terapeutico di un malato per evitare l’accanimento terapeutico, per evitare, in altre parole di farlo soffrire inutilmente. Decisione non facile da prendere perchè spesso si capisce solo dopo che quella è stata la scelta sbagliata. Il secondo punto è il rapporto medico-paziente che non è più di reciproca fiducia perchè, per informazioni scorrette degli organi d’informazione , la gente si aspetta dalla medicina delle risposte che questa a volte non può dare o, almento, non dà le risposte che la gente si aspetta e, inoltre, teme di rimanere vittima della malasanità. A sua volta il medico teme di finire vittima della “malagiustizia”. Come soluzione ho suggerito che la classe medica recuperi la dignità professionale, il coraggio di assumersi più responsabilità e l’umiltà di ascoltare di più i malati.
Luigi Fecci