Elezioni amministrative a Bardi

La lista Canova: i perché di una scelta

Da quando ho presentato la mia candidatura a sindaco non ho più avuto modo di informare chi mi sostiene su come stavano andando le trattative.
Non è stato una mancanza d’impegno o di fiducia verso di voi ma soltanto una scelta tattica. Per lavorare bene e seriamente non bisogna essere circondati da troppo clamore.
Non sono uno sconfitto, non sono rassegnato e nemmeno, come dice qualcuno, una vittima anzi posso dirmi contento perché ho raggiunti tutti gli obiettivi che mi ero proposto.
Nell’ultima mia uscita pubblica, intervista a Videotaro e al quotidiano L’Informazione, avevo chiarito quali erano le mie pregiudiziali per formare una lista e cioè:
1. sostenere l’esclusivo interesse del paese e non di singoli individui o di partiti
2. formare una lista civica aperta a tutti i cittadini disposti ad impegnarsi, a prescindere dalla loro fede politica, da quella religiosa, dalla famiglia di provenienza e del nome che portano.
3. fare spazio a persone di buon senso, rappresentativi della popolazione di Bardi, e in grado di affrontare i gravi problemi che abbiamo davanti, che sappiano fare gruppo e lavorare insieme.
4. favorire l’ingresso dei giovani e delle donne.
Questi sono i paletti che ho messo e sui quali ero fermamente deciso a non transigere. Avevo detto, e l’ho fatto, che queste pregiudiziali venivano anche prima della mia persona e pur di sostenerle ero disposto a fare un passo indietro.
La trattative sono state a 360 gradi senza escludere nessuno.
Con il PDL non c’è stata nessuna possibilità d’accordo perché le loro posizioni sono diametralmente opposte alle mie: loro vogliono conquistare il comune mentre a me interessa amministrarlo bene, imponevano Conti come sindaco, senza nemmeno discutere,e io non accetto imposizioni, non volevano una lista civica ma una lista targata PDL, ancora meno d’accordo eravamo sulla scelta dei candidati e sulla distribuzione delle poltrone.
Con Mandelli ci siamo incontrati diverse volte e siamo anche diventati amici. Non ho proseguito su questa strada perché Mandelli si basa molto sulla sua persona e su quello che lui crede di essere in grado di fare, mentre io sono convinto che nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i nostri problemi ma ci possiamo riuscire soltanto collaborando tutti insieme, inoltre Mandelli ha un carattere forte e io non sono da meno e due galli nel pollaio non vanno d’accordo.
Tutto l’opposto è stato con Ferrari e Canova. Fin dal primo incontro abbiamo scoperto d’avere le stesse idee e gli stessi obiettivi e, cosa molto importante, soprattutto di avere le idee molto chiare che hanno dimostrato di avere anche le altre persone che hanno aderito spontaneamente alla nostra iniziativa, senza ingerenze esterne di partiti, di notabili o di centri di potere. Le uniche interferenze esterne che ci sono state, a volte anche pesanti, miravano a dividerci, però sono scivolate via come sul ghiaccio.
Questa è una prova della nostra compattezza e della nostra determinazione.
Per me è stato non solo naturale ma anche una soddisfazione fare un passo indietro a favore di Canova che ha tutte la carte in regola e anche più tempo per poter fare il sindaco.
Quindi, tirando le somme, posso dirmi soddisfatto per aver raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefisso: interesse del paese, lista civica, persone rappresentative a all’altezza dei compiti e, soprattutto di aver unito e non diviso.
Questa è la prima vera grande novità per Bardi.
L’altra grande novità è quella di amministrare e non fare politica.
Voglio dire che noi intendiamo affrontare i problemi per risolverli, attraverso il confronto delle idee, e non di usarli per fare della lotta politica fra partiti di destra, di centro o di sinistra. perché alla fine saremmo tutti perdenti, compresi gli stessi partiti che finirebbero per perdere di credibilità.
Per esempio non possiamo scontrarci sui SIC o sulla scuola con il solo intendo di mettere in difficoltà l’avversario politico. Questa è una guerra fra poveri e alla fine perdiamo tutti. Lasciamo che siano Berlusconi e Franceschini a farsi la guerra.
Dobbiamo anche chiarirci la posizione dei partiti, dei quali non si può fare a meno. Se per partito si intende un gruppo di persone che mira esclusivamente a conquistare il potere, come il comune per esempio, e poi a gestirlo a suo uso e consumo, questo non ha nulla da spartire con noi, mentre se se ci aiuta a risolvere i problemi della nostra comunità, ben venga da qualunque parte si colloca.
Un’ ultima cosa voglio aggiungere e cioè che questa esperienza per me è stata molto interessante e gratificante perché mi ha permesso di incontrare persone veramente in gamba.
Però, e questa non è una sorpresa, ho incontrato anche persone che, invece di parlare chiaro, di assumersi le responsabilità di confrontarsi sui problemi, preferiscono usare le minacce, i ricatti, le illazioni e le calunnie. Queste sono quelle persone che quando la barca sta affondando remano contro e che tutti quelli cui stanno a cuore gli interessi del paese devono fare in modo di isolarli, di renderli inoffensivi.
Per quanto mi riguarda dico a queste persone che le loro minacce, le loro calunnie i loro ricatti non solo non turbano il mio sonno ma mi stimolano ad impegnarmi di più.

Luigi Fecci

Alleanze politiche

In questi giorni di grande animazione politica si sente spesso la domanda: perché ci sono tre candidati di centro destra? Non sarebbe meglio che formassero un’unica lista?

La domanda è pertinente, molto saggia  e che io condivido pienamente.

Vediamo come stanno le cose.

Per mettersi insieme è indispensabile condividere sinceramente l’interesse comune che, in questo caso è il bene di Bardi, non di uno o più partiti e, tantomeno, di una associazione, di un gruppo o di una singola persona.

Poi bisogna condividere il progetto e i metodi per svilupparlo. Per esempio c’è chi pensa solo a progetti a breve scadenza, come la conquista del comune e chi, più ambizioso, guarda lontano, a medio e lungo termine.

Chi pensa che basti sistemare e migliorare le cose esistenti, strade, castello ecc, e chi ha in mente di coinvolgere anche gli abitanti nel produrre e realizzare i progetti. 

C’è chi pensa che basti mettere insieme una rappresentanza di partiti per raggiungere lo scopo e chi sa bene che per raggiungere degli obiettivi importanti servono persone serie, di buona volontà e di buon senso ma, soprattutto, che rappresentino la popolazione di Bardi e non le forze politiche.

Io sono disponibile al confronto con tutti, senza pregiudizi,e in parte lo sto già facendo, però ripeto, quando ci si confronta bisogna darsi un metodo e dei limiti che in questo caso sono: 1) l’interesse del paese,2) il maggior coinvolgimento possibile della popolazione, senza pregiudizi,3)un piano di sviluppo innovativo, ampio e fattibile, 4) una amministrazione che sia all’altezza degli scopi che ci si prefigge.  

Se non si riesce a trovare un accordo su queste basi, preferisco andare per la mia strada che,fino a prova contraria, penso sia la più innovativa, la più completa e la più aperta a tutta la popolazione di Bardi. Io mi assumo le mie responsabilità, come ho sempre fatto nella vita, gli altri si assumano le loro e i cittadini decideranno.

Luigi Fecci

Discorso di chiusura della campagna elettorale

Buonasera a tutti e grazie per essere venuti così numerosi. Questo dimostra che abbiamo lavorato bene.

Se, in questi giorni, avete seguito la televisione e i giornali avrete sentito che tutti i commentatori politici sono concordi nell’affermare che questa campagna elettorale, a livello nazionale, è stata la peggiore in assoluto degli ultimi venti o trent’anni. Abbiamo sentito solo pettegolezzi, nessuno ci ha spiegato che cosa vuole andare a fare in Europa.

Noi, invece, possiamo dire, con orgoglio, che la nostra è stata un’ottima campagna elettorale. Abbiamo sottoposto all’attenzione di tutti i cittadini il nostro programma, abbiamo ascoltato le osservazioni e le critiche e non siamo mai scesi al livello del pettegolezzo.

Questa sera non voglio parlare di politica né di programmi ma mi concedo uno sfogo sentimentale. Qualcuno dirà che sono populista, lo dica pure, però un programma senza sentimento, senza passione, senza utopia è un programma sterile, arido, senz’anima.

Come tutti sapete sono nato a Lezzara, ho vissuto a Bardi per dieci anni poi, per motivi di studio e di lavoro, ho dovuto allontanarmi dal mio paese, ma ho sempre mantenuto i rapporti con Bardi e, soprattutto, con i bardigiani. Però negli anni sono cambiato io, siete cambiati voi ed è cambiata Bardi e per questo motivo, quando ho cominciato la campagna elettorale ho sofferto un po’ della sindrome del figliol prodigo. Mi sono chiesto: sono ancora bardigiano o sono parmigiano o nessuno dei due. La domanda non è banale perché se sono un estraneo che diritto ho di venire a propormi a voi?

Con questi dubbi ho cominciato a parlare con voi e a recarmi nelle varie frazioni del comune e ho trovato persone che non vedevo da tempo con le quali condivido tanti bei ricordi, ho trovato anche molte persone che non conoscevo o non ricordavo però loro mi conoscevano e mi hanno raccontato tanti episodi dove io li ho aiutati perché avevano bisogno. Questa, come potete immaginare, è stata una grande soddisfazione. Ma, soprattutto, ho trovato persone decise che sanno quello che vogliono, che criticano con decisione gli errori, delusi ma non rassegnati. Questa è la gente che mi piace, questa è la mia gente.

Non so se avete visto il film “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, film molto bello che descrive la vita dei contadini bergamaschi della fine del 1800 inizio 1900,deve essere l’unico film che non sono riuscito a vedere fino in fondo. Anche se sono un appassionato a metà del film sono uscito perché non sopportavo di vedere quei contadini che subivano ogni sorta di angherie senza reagire. I nostri contadini, nello stesso periodo descritto dal film, avevano ben altra tempra, ben altro carattere e sono partiti all’avventura emigrando in tutto il mondo, in America del nord, Australia, Inghilterra…e ovunque hanno portato le nostre tradizioni, i nostri valori e la nostra cultura senza perdere i legami con il loro paese.

In questi giorni ho avuto la conferma che la popolazione di Bardi è ancora e sempre la stessa.

Alla fine della campagna elettorale credo di poter dire di avere superato l’esame e di sentirmi un bardigiano d’origine controllata e garantita.

In un mondo come quello in cui viviamo, relativista, privo di valori, disorientato noi abbiamo la fortuna di essere, nel nostro piccolo, un popolo unito da valori, da tradizioni, da una storia, da una cultura. Questa è una delle tante ricchezze di cui dobbiamo essere fieri. Però abbiamo perso l’orgoglio di sentirci bardigiani. L’orgoglio di un popolo è fondamentale per mantenere l’unità, per conservare i propri valori, le tradizioni, la cultura, la propria identità. È questa la strada che noi intendiamo seguire con determinazione.

Luigi Fecci 

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