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Primavera
È nato, in una breccia del muro, tra sassi e cemento, un verde cespuglio. Lontano, nel folto del bosco, tra i faggi e gli arbusti, le gelide notti sfidano impavidi i teneri campanellini. Negli umidi argini, tra fango e radici, le primule audaci e le timide viole sorridono al sole. Lontano, nascosto tra i rami, il cuculo infido ci avverte che è finito l’inverno. Nei boschi d’infanzia germoglian le fronde e, sotto l’antico castagno, tra i crochi e gli anemoni, muoiono i frutti non colti. Lontano, molto lontano, ricordo una sera di maggio, le rondini, il vespro e il dolce profumo di un glicine.
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Notte d’agosto
Nel cielo stellato d’agosto cerco, tra costellazioni e galassie, una stella cadente. Ma lo sguardo e la mente si perdono nell’immensità dello spazio e del tempo. Nel profondo mistero, dove forze e materia si scontrano, in un incubo di solitudine, annego. D’istinto chiudo gli occhi, e la mente oltrepassa il sottile confine del mondo che non ha confini, dove il passato nel futuro dissolve, dove lo spazio non ha misure e un’intensa luce i sogni e le utopie infiamma. Non sono più solo e mi sento un gigante. Gli occhi riapro, e una stella cadente il cielo d’agosto attraversa. |
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